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Una porta per l’Inferno: il viaggio nella memoria

dachauUna fabbrica di morte. Questo è un campo di concentramento dove ogni dettaglio è appositamente studiato per far funzionare al meglio la macchina della distruzione di massa. Visitarne almeno uno nella vita è un dovere necessario a non dimenticare che siamo, nonostante tutto, esseri umani.

Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell'Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Nel 2005 le Nazioni Unite stabilirono di celebrare ogni 27 gennaio la Giornata della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto. Anche in Italia sono tante le iniziative per non dimenticare, ma se volete sentire veramente cosa è stato l’olocausto l’unico modo è visitare un campo di concentramento.

I due campi più visitati sono quello di Dachau in Germania, vicino Monaco e quello di Aushvitz in Polonia, a circa due ore da Cracovia. Questi due campi sono diventati, nell'immaginario collettivo il simbolo dei lager nazisti.

Il campo di concentramento di Dachau fu il primo campo di concentramento nazista, aperto il 22 marzo 1933 su iniziativa di Heinrich Himmler. Il lager fu costruito a partire da un'ex fabbrica di munizioni in disuso, la Königlichen Pulver - und Munitionsfabrik Dachau edificata durante la prima guerra mondiale e situata su un terreno paludoso, umido, nebbioso, desolato. Solo il lager di prigionia vero e proprio, con le baracche dei prigionieri, formava un rettangolo di circa 300 m di larghezza e 600 m di lunghezza. Dachau servì da modello a tutti i campi di concentramento, di lavoro forzato e di sterminio nazisti eretti successivamente e fu la scuola d'omicidio delle SS che esportarono negli altri lager Lo spirito di Dachau, il terrore senza pietà. Nel campo transitarono circa 200.000 persone e, secondo i dati del Museo di Dachau, 41.500 vi persero la vita. I deportati in arrivo dovevano percorrere una larga strada curata, la Lagerstrasse, al termine della quale era situato il cosiddetto Jourhaus, la "porta dell'inferno", il simmetrico edificio del comando di campo con una posticcia torretta di guardia sul tetto. Lo Jourhaus è attraversato nel mezzo da un grande arco d'ingresso al campo, completamente chiuso, a sua volta, da un esteso cancello in ferro battuto a due ante; al centro di esso un altro cancello più piccolo con la scritta paradossale: Il lavoro rende liberi. Il lavoro fu di fatto lo strumento di sterminio di massa.

“La banalità del male” di cui parla Hannah Arendt è una polvere sottile posata ovunque a Dachau e ti avvolge, e ti trovi immerso in una realtà parallela fuori dal tempo, come in un sogno del terrore. I dormitori, i forni, i viali: tutto è razionale e organizzato in modo perfetto. Il ricordo delle fotografie dei deportati si confondono con le presenze fantasma che aleggiano nelle enormi stanze ora vuote. Non bisogna perdere la visita al memoriale e al museo. Nella sala cinema viene proiettato ogni 30 minuti un documentario sulla storia di Dachau (v.m. 14 anni). Alle 10.30 in italiano. Le proiezioni delle 12 e delle 16 sono in base alla lingua maggiormente richiesta dai visitatori (rivolgersi al centro informazioni).

Il campo è situato nei pressi di Dachau, a circa 16 km a nord-ovest di Monaco di Baviera, nel sud della Germania. Il memoriale è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00. Il memoriale rimane chiuso il 24 di dicembre. Non è richiesto appuntamento e l’ingresso è gratuito.

Da Napoli: voli diretti per Monaco, Lufthansa, Alitalia, Eurowings.  

2 Auschwitz 1

Il campo di concentramento di Auschwitz (in tedesco Konzentrationslager Auschwitz, abbreviato KL Auschwitz o anche KZ Auschwitz) è stato un vasto complesso di campi di concentramento e di lavoro situato nelle vicinanze della cittadina polacca di Oświęcim (in tedesco chiamata Auschwitz). Oltre al campo originario, denominato Auschwitz I, durante il periodo dell'Olocausto, nacquero diversi altri campi del complesso, tra cui il famigerato campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II), situato a Birkenau, il campo di lavoro di Monowitz (Auschwitz III), situato a Monowitz, e altri 45 sotto-campi costruiti durante l'occupazione tedesca della Polonia in cui i deportati venivano utilizzati per lavorare nelle diverse industrie tedesche costruite nei dintorni. Il complesso dei campi di Auschwitz, il più grande mai realizzato dal nazismo, svolse un ruolo fondamentale nel progetto di "soluzione finale della questione ebraica" – eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei (nel campo, tuttavia, trovarono la morte anche molte altre categorie di internati).

L’immagine del cancello con la famosa scritta Arbeit macht frei  “Il lavoro rende liberi” è diventata un’icona delle fabbriche della morte. Sembra che la scritta fosse stata ideata dal primo comandante responsabile del campo e sembra anche che il fabbro che costruì la scritta, un dissidente politico polacco di nome Jan Liwackz, con numero di matricola 1010, l'avesse fatta saldando la lettera "B" al contrario come segno di protesta, in quanto conscio di quale sarebbe stata la vera funzione del campo di Auschwitz; questo gesto gli sarebbe potuto costare la vita. A tal proposito, sembra che lo stesso fabbro, sopravvissuto all'Olocausto, quando il campo fu liberato dall'Armata Rossa, chiese di riavere l'insegna in quanto, essendo stata realizzata da lui, "gli apparteneva", cosa che non avvenne dato che, ormai, la scritta apparteneva alla storia. I prigionieri che lasciavano il campo per recarsi al lavoro, o che vi rientravano, erano costretti a sfilare sotto questo cancello, accompagnati dal suono di marce marziali eseguite da un'orchestra di deportate appositamente costituita, Mädchenorchester von Auschwitz (letteralmente "Orchestra delle ragazze di Auschwitz"). Contrariamente a quanto rappresentato in alcuni film, la maggior parte dei prigionieri ebrei non era detenuta nel campo di Auschwitz e quindi non passava per questo cancello. Birkenau fu il principale campo di sterminio del complesso concentrazionario di Auschwitz. Il complesso, divenuto operativo il 7 ottobre 1941, era stato concepito inizialmente, secondo i piani di Himmler del marzo 1941, come campo per i prigionieri di guerra russi catturati in grande numero durante le prime fasi dell'invasione tedesca. Qui furono imprigionate parecchie centinaia di migliaia di deportati, in diversi sotto-campi, e trovarono la morte circa 1,1 milioni di persone. Degli oltre 13 000 deportati russi dei primi trasporti, solo 92 erano ancora vivi il 27 gennaio 1945 alla liberazione del campo.

Per comprendere bene il luogo che è diventato simbolo dell’Olocausto bisogna visitare entrambe le parti dell’ex campo di concentramento: Auschwitz I e Auschwitz II-Birkenau. Per entrambe serve c.a 1,5 h ciascuna, dunque 3 ore-3,5 h in tutto.

Il Museo è aperto sette giorni alla settimana con il seguente orario: 8:00 – 15:00 Dicembre-Febbraio 8:00 – 16:00 Marzo e Novembre 8:00 – 17:00 Aprile e Ottobre 8:00 – 18:00 Maggio e Settembre 8:00 – 19:00 Giugno-Agosto L’orario suindicato è relativo alla visita dei terreni dell’ex-Campo. L’Ufficio di Informazione sugli ex-Prigionieri, l’Archivio, le Raccolte, la Biblioteca, gli uffici amministrativi e le altre Sezioni sono aperte (ad eccezione dei giorni festivi) da Lunedí a Venerdí dalle 7:00 alle 15:00. Il 1 Gennaio, il 25 Dicembre e la Domenica della Pasqua cristiana il Museo è chiuso.

La prenotazione della visita è obbligatoria e bisogna effettuarla on-line circa una settimana prima sul sito http://visit.auschwitz.org

Per la visita con guida in lingua straniera (3,5 h) si paga 45 PLN (poco più di 10 euro) o 35 PLN (scontato per studenti entro i 26 anni d’età) Esistono poi possibilità per degli study tour giornalieri di 6 h (60 PLN), study tour di due giorni (2x4 h – 70 PLN). Tutti gli altri prezzi, per gruppi e visite non-standard sono disponibili qui: http://visit.auschwitz.org/cennik-kart-wstepu-03-2016.html

Qui tutte le informazioni principali in Italiano: http://auschwitz.org/gfx/auschwitz/userfiles/auschwitz/historia_terazniejszosc/auschwitz_historia_i_terazniejszosc_wer_wloska_2010.pdf

Diversi tour sono possibili ai campi da Cracovia a circa 20/ 30 euro.

3 quartiere ebraico cracovia.com 1Per avere un’idea di quello che fu il periodo nazista e la vita degli ebrei durante l’olocausto è consigliabile visitare anche il ghetto ebraico di Cracovia che fu uno dei principali ghetti nazisti creati nel Governatorato Generale in Polonia durante l'occupazione tedesca nella seconda guerra mondiale. Per i suoi 15.000 residenti, il ghetto rappresentò un luogo di transito per la suddivisione tra i lavoratori considerati abili e coloro che erano destinati al successivo massacro nei campi di sterminio, fino alla sua liquidazione il 13-14 marzo 1943 con l'uccisione della quasi totalità dei suoi ultimi residenti. Il ghetto di Cracovia venne costituito ufficialmente il 3 marzo 1941 ed installato nel quartiere di Podgórze, non nel quartiere ebraico di Kazimierz, obbligando allo spostamento delle famiglie polacche residenti nelle abitazioni ebree situate fuori dal ghetto. Prima della creazione del ghetto il quartiere di Podgórze era abitato da 3.000 persone: in quest'area vennero stipati inizialmente 15.000 ebrei che occupavano 30 strade, 320 edifici e 3.167 stanze. Come risultato venne assegnato un appartamento ogni quattro famiglie, e molti sfortunati furono costretti a vivere per strada. Il ghetto venne circondato da mura che lo isolarono completamente dalla città circostante: tutte le finestre e porte che erano rivolte verso il lato "ariano" della città vennero murate, escluse quattro passaggi custoditi che permettevano il traffico attraverso il ghetto. Come oscuro presagio del futuro imminente, i muri di cinta erano costruiti con le lapidi demolite dal cimitero ebraico della città. Piccole sezioni del muro rimangono ancora oggi a testimonianza. Gli appartenenti al movimento di sinistra Akiva unirono le loro forze con i gruppi sionisti per fondare una organizzazione clandestina di combattimento chiamata Żydowska Organizacja Bojowa (ŻOB) ed organizzare la resistenza all'interno del ghetto con il supporto esterno del movimento polacco di resistenza Armia Krajowa. Il gruppo portò avanti una serie di attività di resistenza compreso un attentato al club di ritrovo degli ufficiali tedeschi. A differenza di quanto successe a Varsavia, però, gli sforzi non portarono a una sollevazione generale prima che il ghetto venisse liquidato.  L'imprenditore tedesco Oskar Schindler si trasferì a Cracovia a causa del basso costo dei lavoratori disponibili nel ghetto. Egli selezionò numerosi operai per lavorare nella sua fabbrica di vasellame, ed imparò a trattarli umanamente. Nel 1942 Schindler vide le brutali operazioni di rastrellamento per l'invio dei trasporti verso il campo di Płaszów e di conseguenza agì al fine di salvare quanti più ebrei possibile, come descritto nel film Schindler's List. In un momento particolarmente critico, 300 dei lavoratori ebrei di Schindler vennero deportati, nonostante tutti gli sforzi compiuti, al campo di sterminio di Auschwitz ed egli intervenne personalmente presso la direzione del campo per salvarli. Il 13 e il 14 marzo1943i nazisti, per ordine dello Sturmbannführer Willi Haase, operarono la "liquidazione" finale del ghetto: circa 2.000 considerati inabili, soprattutto bambini ed anziani, vennero uccisi nelle strade del ghetto, 8.000 ebrei reputati abili al lavoro vennero deportati al campo di concentramento di Kraków-Plaszów, il resto invece al campo di sterminio di Birkenau.

Da Napoli per Cracovia: voli diretti a/r Easyjet il lunedì e il venerdì. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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