Mercoledì, 21 Febbraio 2024

Si parte perché si è costretti

Perché i nostri ragazzi se ne vanno? Perché se ne vanno i laureati? Perché il sud si spopola a vantaggio delle regioni del centro e del nord al punto che si parla di desertificazione? Sono domande semplici a cui chiunque di noi sa rispondere facilmente, anche senza avere competenze specifiche.

Dal sud del mondo, a un livello ben più aspro e drammatico da chi se ne va dalle regioni meridionali, si parte perché si è costretti. È questo il pezzo di ragionamento che manca a sinistra sul fenomeno globale dell’emigrazione. Da questo punto di vista, il sud può essere perciò un laboratorio purtroppo privilegiato per guardare alla questione senza inseguire la destra sul piano securitario.

Faccio fatica a reprimere l’indignazione, infatti, quando vedo parlamentari di sinistra rinfacciare al governo di non aver saputo fermare i flussi migratori. Omettendo le ragioni dell’esodo, diventiamo subalterni alla destra sul piano culturale. La sconfitta alle urne diventa una scontata e inevitabile conseguenza.

Se applichiamo a noi stessi una sorta di autocensura perché pensiamo di dover inseguire il consenso dicendo quello che vuole la pancia della gente, finiamo per costruire un’immagine stereotipata dell’opinione pubblica.

È esattamente quello che vuole la destra. E a quel punto non resta che la gara tra il blocco navale, i centri di accoglienza che diventano carceri, le pene detentive più aspre, l’inasprimento della richiesta d’asilo, la fuffa propagandistica dei rimpatri e tutto il resto del consueto armamentario che la destra ha saputo imporre come senso comune. Certo, anche con la complicità di quella sedicente sinistra che ha partorito leggi del tutto simili a quelle della destra. Leggi che sono una fabbrica della delinquenza come la Bossi-Fini perché costringono il migrante all’illegalità.

Il flusso migratorio è inarrestabile, perché qualsiasi grado di asprezza si decida di adottare sarà sempre meno aspro della realtà da cui fuggono i migranti. Se non lo diciamo noi, chi lo deve dire? In una tornata elettorale come le Europee del prossimo anno, nelle quali il tema sarà centrale, a chi tocca parlare a quei milioni di europei che non si sono piegati alla propaganda della destra e sperimentano sui territori forme di solidarietà e di accoglienza?

Non è solo una questione umanitaria quindi, ma una riflessione necessaria per ricominciare ad acquisire qui in Europa il consenso e la forza necessari perché dietro foglia di fico dell’aiutiamoli a casa loro non si nasconda più il saccheggio che l’occidente compie a casa loro. Se non cambia la relazione che abbiamo con l’Africa, il flusso migratorio continuerà come conseguenza naturale. Esattamente come continuano a spopolarsi le regioni del meridione italiano, perché nessuno rinuncia alla prospettiva di una vita migliore.

Sergio D'Angelo
Author: Sergio D'Angelo
Napoletano, tra i massimi esperti di politiche sociali, terzo settore e finanza etica in Italia. A lui si devono numerose battaglie per il lavoro, l’istruzione, le pari opportunità, la sanità, il welfare. Fondatore e presidente del gruppo di imprese sociali Gesco, è stato assessore comunale al welfare e commissario straordinario dell’ABC, azienda speciale per la gestione dell’acqua pubblica del Comune di Napoli. Nell’ottobre 2021 è stato eletto in consiglio comunale come capolista di Napoli Solidale. È giornalista pubblicista e opinionista del Corriere del Mezzogiorno.

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