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Scambio di Visioni

SCAMBI DI VISIONI: Maura Ghiselli

maura-ghiselliConosciamo meglio i protagonisti del progetto per fotografi -professionisti e non- chiamati a raccontare il tema delle arti e dei beni culturali.

D. Raccontati

R. Ho Frequentato l'Accademia di Belle Arti di Genova e la Facoltà di Bellas Artes all'Univesitad Miguel Hernandez di Altea, in Spagna. Mi sono laureata in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo e ho frequentato un Master di Tecniche della Fotografia alla Fondazione FORMA di Milano.
Il mio percorso comincia con la pittura, per definirsi in maniera più consapevole con l’introduzione del mezzo fotografico.

Iniziata come una semplice sperimentazione di tecniche e strumenti alternativi a matita e pennello, con gli anni la fotografia è diventata la mia principale forma di espressione artistica.

D. Cosa rappresenta per te ‘Scambio di visioni’?

R. Partecipare ad una selezione è sempre una prova. L’arte è una disciplina che può essere praticata esclusivamente per piacere personale, nessuno è obbligato a diffondere la propria creatività, però talvolta è stimolante mettersi alla prova e ricevere un tornaconto, per avere la consapevolezza dell’effettivo valore del lavoro svolto.

D. E’la prima volta che partecipi a una mostra fotografica?

R. No, nel corso di questi ultimi 5 anni ho partecipato a diverse rassegne collettive, una fra tutte l’edizione del 2012 di “Scambio di Visioni”, per la quale sono stata selezionata presentando una fotografia che fa parte di un progetto di ricerca sull’architettura e la vita nei quartieri sub-urbani delle grandi metropoli.

D. Descrivici la foto che hai scelto di presentare al concorso, raccontaci quando l’hai scattata

R. Le fotografie presentate sono state scattate a Genova, nel Cimitero Monumentale di Staglieno. In particolare entrambe le immagini ritraggono due opere di scultura cimiteriale di alto livello spirituale e artistico. Per esempio, una delle immagini proposte, è un’interpretazione fotografica della famosa tomba Lavarello, ultima opera di Demetrio Paernio, una scultura che definisce il passaggio ultimo dell'artista, nel dialogo tra la ragazza ritratta e la morte.

D. Perché hai scelto di presentarla al concorso?

R. L’idea è stata quella di reinterpretare l’opera d’arte, riproponendola attraverso una visione personale. Ho provato ad intervenite sulla percezione del soggetto, generando in questo modo un vero e proprio “Scambio di visioni”.

D. Raccontaci cosa rappresenta per te la fotografia

R. Questo progetto è un tentativo di dimostrare come  l’intervento espressivo della sorgente luminosa all’interno di una composizione è, al pari della sensibilità, dell’immaginazione e della consapevolezza dell’artista, strumento determinante dell’essenza stessa dell’opera d’arte e del suo significato: la Luce non ha il compito di aiutare a mettere in scena una realtà che il nostro occhio è quotidianamente in grado di vedere senza l’ausilio di nessuno sforzo immaginativo, piuttosto è il soggetto impalpabile che permette all’osservatore di avere una visione globale ed immediata dell’immagine, e della sua funzione comunicativa.

D. Un personaggio -famoso o meno- che vorresti fotografare e perché

R. Se fosse ancora in vita, mi piacerebbe ritrarre Charles Bukowski, il motivo, o meglio, i motivi, sono però molto banali. E’ una figura che mi affascina molto, da molteplici punti di vista, sia fisiognomici che umani, oltre, ovviamente per il fatto che è uno degli scrittori che più ha ispirato il mio percorso creativo e la mia vita in generale.

D. Un fotografo da cui vorresti essere ritratto

R. Da Bruce Nauman. Mi piacerebbe che replicasse su di me il suo incredibile “Self-Portrait as a Fountain”.

D. Il tuo fotografo preferito

R. Se devo fare un unico nome, sicuramente dico Nan Goldin.

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