Mercoledì, 24 Luglio 2024

Un monologo sull’incomunicabilità, al Tin in scena Sconosciuto in attesa di rinascita

Uno spettacolo che attraversa il tema della periferia, intesa non solo come condizione geografica, ma anche psicologica ed emotiva. È “Sconosciuto in attesa di rinascita”, scritto, diretto e interpretato da Sergio Del Prete, in scena al Tin-Teatro Instabile Napoli sabato 20 gennaio alle 20 e domenica 21 gennaio 2024 alle 18.

Un monologo sull’incomunicabilità che vede al centro della scena un uomo in dialogo col fratello mai nato. È un lavoro teatrale che si avvale delle elaborazioni sonore e delle musiche dal vivo di Francesco Santagata, delle scene e disegno luci di Carmine De Mizio e dei costumi di Rosario Martone.

Da una banale discussione tra i genitori – tra una madre amata, che porta negli occhi la sofferenza di tutte le donne vittime della vita, e un padre odiato, che vorrebbe simbolicamente uccidere, perché (a torto o a ragione) vede in lui riflessa la sua inadeguatezza – il protagonista viene a sapere che, prima che lui nascesse, la madre ha subito un aborto. Da questa rivelazione nasce una scintilla che gli cambia la vita: «Io potevo non esistere, potevo non nascere». Da qui si genera un dialogo a senso unico: da un lato un feto non nato, dall’altro un feto rabbioso di paura, vivo, che però si percepisce come aborto. Un flusso vulcanico, un dialogo aperto, un’invettiva nei confronti di un fratello mai nato, di un fratello che non nascendo, lo “costringe” a esistere, facendogli vivere una vita all’insegna dell’incomunicabilità familiare: una vita borderline, in una periferia dimenticata da Dio e dagli uomini. Circondato da brutture, l’uomo non riesce più a vedere la bellezza, quella delle sfumature, della semplicità, quella nascosta dentro se stessi. Da qui l’accusa al fratello non nato, che lo ha intrappolato in una condizione di sconosciuto a se stesso e al mondo, in cerca di una verità che non riesce a guardare in faccia. Rifugiandosi tra le braccia di Marta, una massaggiatrice, ritrova in lei sprazzi di felicità emotiva, non avvertendo alcun giudizio, ma sentendo la vicinanza di un’anima abbandonata come lui. Marta è la chiave di volta, è lo sprono alla bellezza, nonostante tutto.

«Il protagonista – racconta Del Prete -  è un uomo al centro della scena, al centro della storia, al centro del mondo, ma non al centro di se stesso. In questo flusso di coscienza, un non-mitico Edipo si è già accecato. Se il celebre predecessore lo ha fatto una volta vista la verità, qui invece lo fa prima ancora prima di vedere, prima ancora di vivere. È la paura che acceca, la paura di non poter superare i fantasmi, gli schemi, le aridità reiterate della periferia fisica e mentale, la vera protagonista di questo spettacolo. Un uomo circondato da specchi mentali, circondato quindi dalla realtà, che però non riesce più a vedere, dal momento in cui fa una scoperta che gli cambia estremamente la visione della propria vita. Questo monologo porta in scena uno sconosciuto metafora di vite non abituate più a guardare, ad approfondire, ad ascoltare. Uno sconosciuto simbolo di una estrema voglia di vita e di parole dolci. Solo il mare, la cui brezza è un sorriso di speranza e bellezza, ci apre i polmoni e ci fa lanciare gli occhi oltre la paura. Un mare-madre, dove a nuotare però sei da solo, con la paura che si fa sorriso. Anche perché, a volte “Bisognerebbe avere il coraggio dei ragazzi che si lanciano dagli scogli per tuffarsi ed essere accolti”. In fondo è ciò che desideriamo tutti nella vita: essere accolti».

Donatella Alonzi
Author: Donatella Alonzi
Giornalista professionista e videomaker. Animalista convinta, mamma di Lucia e di Bella, la sua buffa cagnolina.

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