Mercoledì, 24 Luglio 2024

Al San Carlo nuovo appuntamento con la Musica da Camera

Continua la Stagione da Camera del Teatro di San Carlo con un nuovo appuntamento che vedrà protagonista la formazione composta da Bernarde Labiausse (flauto) Hernan Gareffa (Oboe), Luca Sartori (Clarinetto), Giuseppe Settembrino (Fagotto), Ricardo Serrano (Corno), Giovanni Imparato (Pianoforte).

Domenica 29 maggio 2022 alle 18 è in programma la Petite Suite (trascrizione per Quintetto di fiati) di Claude Debussy, il Sestetto per Pianoforte e Quintetto di fiati di Francis Poulenc, e il Sestetto per Pianoforte e Quintetto a fiati Op.6 di Ludwig Thuille.

Tre autori di area franco-tedesca i cui brani in locandina furono composti o trascritti per un insieme di cinque strumenti a fiato, ciascuno con la propria personalità e storia, ma perfettamente funzionali ad assumere un’identità unitaria nel dialogo con il pianoforte.

Guida all’ascolto a cura di Dinko Fabris

Questo programma presenta brani di tre autori di area franco-tedesca composti o trascritti per un insieme di cinque strumenti a fiato, ciascuno con la propria personalità e storia, ma perfettamente funzionali ad assumere un’identità unitaria nel dialogo con il pianoforte. Il percorso parte dalla fine dell’Ottocento per chiudersi alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Il meno noto dei tre compositori è anche il più anziano: Ludwig Wilhelm Andreas Maria Thuille, semplificato in Ludwig, si può oggi doppiamente considerare italiano, essendo nato a Bolzano da una famiglia che vi si era trasferita dall’originaria Savoia. Ma l’Alto Adige era nel 1861 pienamente parte dell’Impero Asburgico ed è naturale che gli studi di Thuille fossero compiuti a Innsbruck e a Monaco con maestri esclusivamente tedeschi. Insegnò a lungo a Monaco ed entrò in un profondo rapporto di amicizia con Richard Strauss.        

                                                                                           Il manoscritto autografo del brano di Thuille è datato  30 marzo 1888 e reca come titolo l’indicazione Sextett. È una composizione di grande equilibrio formale, che pone in luce le qualità esecutive di ciascuno dei sei esecutori. Tutto contribuisce all’atmosfera fin de siècle che l’autore incarna perfettamente, in un periodo storico in cui sembrava che l’uomo fosse avviato verso un’età felice nella modernità e invece si preparava la strada per il disastro del secolo successivo. Dopo un lungo primo tempo distaccato e composto il Larghetto lascia spazio ad un canto intimo, introdotto dal corno con un  piano “espressivo” che più avanti diventa “molto espressivo”. La Gavotte successiva si presenta brillante (“scherzando”) con l’avvio dell’oboe in semicrome staccate, e infine il Finale alterna in maniera antifonale l’insieme dei fiati in accordi con gli arabeschi del pianoforte a singole volatine melodiche di ciascun strumento a fiato a turno, concludendo tutti insieme in maniera “brillante”.

Pur nato appena un anno dopo Thuille, claude Debussy sembra provenire da un altro pianeta e indubbiamente contribuì in maniera decisiva a cambiare definitivamente le sorti della musica europea del suo tempo. La sua Petite Suite fu composta esattamente nello stesso anno del Sestetto di Thuille, il 1888, ma presenta tutt’altra struttura e finalità. L’originale era stato scritto per pianoforte a quattro mani, e a sua volta ispirato da una suite di balletto di Léo Delibes. L’intitolazione tuttavia fa chiaro riferimento alla tradizione barocca dei clavicembalisti francesi, in particolare couperin, che interessavano allora l’autore e più in generale il mondo musicale francese alla ricerca di un proprio passato classico da cui partire per un autentico rinnovamento stilistico che superasse il Romanticismo. Si pensi ai titoli come “En bateau” e “cortège” che evocano la pittura settecentesca di Watteau, oltre ai più scontati Menuet e Ballet. Vi è tuttavia in nuce già quell’aspetto di esotismo che vedrà in seguito l’affermarsi in Debussy di linee arabeggianti e spagnolesche. Ma la definizione di “piccola” riporta anche a una dimensione intima e in qualche modo decadente. La trascrizione per strumenti a fiato potenzia queste caratteristiche contrastanti, consentendo una lettura ancora più neutra rispetto ai due pianoforti.

Francis Poulenc nacque appena un decennio dopo le composizioni di Thuille e Debussy, ma la sua produzione artistica fu tutta impregnata dell’entusiasmo creativo del nuovo secolo, il Novecento delle avanguardie. Egli stesso fu un autorevole membro del cosiddetto “Gruppo dei Sei” nella Parigi che riprendeva a vivere dopo la prima guerra mondiale. È interessante notare, nel nostro discorso, che la sua prima composzione eseguita in pubblico a Parigi nel 1917, subito dopo l’ingresso in questo gruppo, ossia Rapsodie nègre era una sorta di cantata per baritono e insieme di fiati oltre al pianoforte. Nonostante Poulenc si fosse cimentato nella composizione fin da così giovane, fu soltanto nel 1924 che il suo nome fu accreditato dal successo del balletto Les Biches per i celebri “balletti russi” di Diaghilev. Da quel momento la sua carriera di compositore non cessò mai di registrare successi e lo collocò tra i più importanti protagonisti del Novecento.

A questa fase ormai matura appartiene anche il Sestetto per fiati e pianoforte, la cui composizione fu avviata nel 1932 (lo stesso anno del suo celebre concerto per due pianoforti e orchestra) ma ancora nel 1939 ne riorganizzò la partitura che ebbe poi una esecuzione nel 1940 e fu pubblicata ancora più tardi, a causa del protrarsi della guerra, soltanto nel 1945. Il pianoforte non è contrapposto al blocco dei fiati, come nei brani precedenti (in Debussy ovviamente ciò deriva dall’originale per due pianoforti) ma appare in costante dialogo con i singoli strumenti, ciascuno con la propria identità e spazi personali. L’uso degli strumenti a fiato risulta peraltro del tutto congeniale alla visione timbrica di Poulenc, influenzata dal maestro ispiratore del “Gruppo dei sei” ossia Satie.  Vi è infatti una continua vena di delicata ironia, a volte quasi sarcastica, che percorre i due primi movimenti di andamento contrastante (molto vitale ed energico l’Allegro iniziale, delicato e sognante il Divertissement intermedio) per poi confluire nel Finale di andamento ipnotico (un rondò) dove i ritmi allusivi da cabaret novecentesco si alternano a ripiegamenti melanconici, presaghi del disastro della guerra imminente. Uno straordinario messaggio che ci giunge dal secolo passato.

Dove Teatro di San Carlo
Quando domenica 29 maggio 2022  ore 18

Author: Redazione

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