Sabato, 02 Luglio 2022

Non si può fermare

Negli ultimi giorni vi siete chiesti il senso reale di quello che sta accadendo nel mondo del calcio? 

Un mondo a parte, a quanto pare, perché quello che da due anni ha sconvolto il pianeta pare che lì non debba entrare. Abbiamo capito solo una cosa: non si può fermare.

Restano undici giocatori negativi, come gli omini del calcio balilla, tanto da dover pescare nella primavera per fare i cambi? Non si può fermare.

Si rischia di portare un focolaio in giro per l’Italia? Non si può fermare.

Si dimezza la capienza degli stadi? Venderemo la metà dei biglietti, se la vedranno da casa, ma no. Non si può fermare.

Come una bestia bulimica senza cervello, ma una fame incotenibile, indecente, deve andare avanti, macinare soldi, nutrirsi al limite anche di sé stessa, fino alla consunzione, ma no. Non si può fermare.

In Campania chiudono le scuole, gli ospedali sono pieni di bambini con il covid, il virus circola più veloce che mai, ma no, the show must go on, ma quale show? Quello della conta dei positivi? Dei teatrini fra le ASL e le società? Quale spettacolo deve andare avanti?

A me così non piace, non ne trovo il senso. Perché in campo e fuori dal campo l’industria del calcio sta attuando – non so in maniera quanto consapevole – una forma di scollamento dal mondo reale, che a lungo andare – ma forse neanche tanto lungo – porterà disamore nei confronti del calcio. La gente non ne potrà più. Soprattutto, non si divertirà. La bestia bulimica senza cervello comincerà a nutrirsi della passione stessa dei suoi tifosi, finché non ne resterà più. E vi conviene?

Come si può pensare di portare avanti un campionato quando non ci sono i requisiti minimi? Non sarebbe meglio fermarsi per un paio di turni, soprattutto dopo che nelle vacanze di Natale ci siamo tutti – giocatori e no – congiunti e ricongiunti con i nostri congiunti? Statisticamente era normale che accadesse, mi stupisce anzi che siamo arrivati a undici negativi per squadra. Forse sono ragionamenti semplicistici, da Barsport, appunto, però sarebbe bastato per risparmiarci il patetico teatrino di questi giorni. Questo fuori dal campo. E in campo, che validità può avere una partita con una rosa dimezzata, con sei squadre con una o più partite in meno, e con quelle che hanno giocato con una panchina di diciottenni? E lo dico da tifosa tutto sommato abbastanza soddisfatta, dopo un pareggio con la Juve (che ci avrei messo la firma prima, e me ne sarei pentita) e una vittoria con la Sampdoria con un gol di Petagna che da solo valeva il presso del biglietto (che non avrei mai comunque fatto, con questi chiari di luna!).

A me così non piace, non ne trovo il senso, soprattutto non mi diverto. E in fondo, non dovrebbe essere quello, il senso dello sport?

Serena Venditto
Author: Serena Venditto
È nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Archeologa e scrittrice, è autrice di una serie giallo-umoristica con protagonisti il gatto detective Mycroft e un gruppo di amici impiccioni, di cui l’ultimo è l’ebook gratuito “Malù si annoia. Quarantena in giallo per quattro coinquilini e un gatto”. Cura per Napoliclick la rubrica #Barsport

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