Martedì, 20 Febbraio 2024

Mobilitiamoci per difendere la legge 194 sull’aborto

La raccolta delle firme per obbligare una donna che vuole abortire a guardare attraverso esami strumentali le immagini del feto e ascoltare il battito cardiaco è una cosa immonda. È una violenza intollerabile.

Ed è quella che si vorrebbe introdurre attraverso una legge di iniziativa popolare che si propone di aggiungere un comma 1-bis nell’art.14 Legge 22 maggio 1978, nota come 194.

È violenza feroce quella che sottende il ragionamento alla base della proposta e parte dal presupposto che una donna non sia consapevole del suo gesto, che le vada spiegato un dolore che invece è lei a provare in prima persona e che quindi non necessita di nessuna spiegazione, né non può essere compreso da nessun altro.

La destra come fa da mezzo secolo a questa parte vuole riportare indietro con arroganza le lancette del tempo, a quell’epoca in cui si moriva di aborto clandestino perché si impediva alle donne di esprimere il diritto alla scelta sul proprio corpo. Un diritto esercitato sempre a fatica. Basti pensare che in Campania la percentuale dei medici obiettori di coscienza raggiunge l’80%.

E neanche i diritti riproduttivi sono in realtà tutelati. Si pensi per esempio all’insufficienza dei consultori che a Napoli sono solo 14, quelli che per legge dovrebbe avere una città di 280 mila abitanti, ma a fronte di una popolazione che è oltre tre volte più grande. 

Oppure alla mancata deliberazione della contraccezione gratuita prevista dalla legge 405/75 in quasi tutte le regioni italiane, con sole quattro eccezioni che non includono però la Campania. E ancora si rifletta sull’assoluta insufficienza degli asili nido.

Quella della destra è insomma una battaglia ideologica che viene combattuta sul corpo delle donne. Col paradosso che si finge di non vedere i motivi reali della denatalità. Si fanno sicuramente meno figli anche per una questione culturale. Oggi sono certamente inusuali famiglie con cinque, sei o più figli che un tempo erano la norma, ma quante coppie rinunciano a mettere al mondo un bambino per la semplice ragione che non possono permetterselo?

La destra cancella il Reddito di cittadinanza, fa quadrato contro la proposta di un Salario minimo in un Paese che ha già un problema salariale generale a fronte di un’impennata drastica dei prezzi dopo la pandemia, difende la precarietà, non adotta politiche per lo sviluppo e l’occupazione, come pensa che si possano mettere al mondo figli a cuor leggero?

Invece che attaccare il diritto all’aborto con proposte inumane che colpevolizzano le donne puntando ad alimentare sensi di colpa e fratture psicologiche, bisogna rovesciare la questione come un guanto. Ovvero mettere una donna in condizione di avere un figlio se lo vuole, ma lasciandole comunque piena e totale libertà sulle scelte. Qualsiasi altra opzione è un salto nel passato, un passato che le donne si sono messe alle spalle attraverso le proprie lotte e al quale non permetteranno di riemergere.

Per quanto mi riguarda, mi dichiaro senz’altro disponibile a far parte di una rete capace di costruire mobilitazione e iniziativa a difesa della 194.

Sergio D'Angelo
Author: Sergio D'Angelo
Napoletano, tra i massimi esperti di politiche sociali, terzo settore e finanza etica in Italia. A lui si devono numerose battaglie per il lavoro, l’istruzione, le pari opportunità, la sanità, il welfare. Fondatore e presidente del gruppo di imprese sociali Gesco, è stato assessore comunale al welfare e commissario straordinario dell’ABC, azienda speciale per la gestione dell’acqua pubblica del Comune di Napoli. Nell’ottobre 2021 è stato eletto in consiglio comunale come capolista di Napoli Solidale. È giornalista pubblicista e opinionista del Corriere del Mezzogiorno.

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