Sabato, 28 Gennaio 2023

Parcheggi in centro, ci risiamo

di Sergio D’Angelo

Ribadisco la mia contrarietà al piano parcheggi annunciato dall’assessore alle Infrastrutture Edoardo Cosenza, perché lo ritengo figlio di una concezione superata della mobilità. Non a caso l’approvazione dei tre parcheggi in questione risale al 2010, ai tempi della giunta Iervolino. Così come, fra gli esempi che Cosenza cita a supporto della sua tesi nell’intervista pubblicata domenica da Repubblica, i lavori per la realizzazione del parcheggio di Plaza Mayor a Madrid sono iniziati addirittura negli anni sessanta del secolo scorso.

In sostanza, mentre dappertutto si adottano strumenti di deterrenza per disincentivare l’ingresso delle auto nei centri cittadini, l’assessore vuole addirittura attrarle. È noto infatti che la teoria del traffico indotto spiega chiaramente numeri alla mano che la costruzione di nuove strade, ma possiamo estenderla anche ai parcheggi, ha come effetto paradossale un maggiore congestionamento del traffico veicolare. Dovrebbero essere quindi altri gli esempi di mobilità sostenibile a livello internazionale e italiano da utilizzare, e vanno tutti nella direzione opposta di centri cittadini privi di automobili.

In piena emergenza climatica, testimoniata da eventi anomali di intensità inedita sempre più frequenti e della quale si ha certamente più consapevolezza oggi rispetto al passato, servono invece più Ztl, più aree pedonalizzate, più piste ciclabili e più trasporto pubblico. Soprattutto in una città come Napoli dove oltre la metà delle auto è vecchia e inquinante. Non certo quindi un parcheggio interrato a piazza Vittoria, rispetto al quale ho espresso la mia contrarietà mesi fa di fronte alle prime indiscrezioni considerando anche l’aggravante di un territorio fragile che andrebbe invece preservato.

Io sono favorevole ai parcheggi e ne auspico la realizzazione, ma in zone di interscambio in modo da poter proseguire il viaggio con i mezzi pubblici. E se questi sono al momento chiaramente insufficienti si acceleri in modo da dare una svolta piuttosto che bloccare punti critici della città per anni. Del resto, quanti anni ancora occorrono per progettare, affidare e realizzare concretamente i lavori di cui parla Cosenza? Dieci? Venti anni? L’assessore venga a discuterne in consiglio, dove esiste una larga opposizione al progetto fra la stessa maggioranza. Si parli con la città e la si coinvolga, perché molti fra quelli che ci hanno votato si immaginano una Napoli più verde, meno inquinata, più a misura d’uomo, non certo la riproposizione di modelli che risalgono a oltre mezzo secolo fa e che è necessario superare.

Author: Redazione

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