Giovedì, 18 Aprile 2024

Povertà e criminalità giovanile si possono sconfiggere senza alternative?

Non voglio proprio entrare nella questione dell’inasprimento delle pene per i minori, è un argomento che diventa intoccabile quando si verificano tragedie come l’omicidio di Giovanbattista Cutolo. È umano e comprensibile invocare il pugno di ferro perché ci sembra una risposta efficace. Buttare la chiave, come si dice convinti di aver trovato la soluzione in grado di cancellare la criminalità giovanile.

Su una cosa sembrano però tutti d’accordo. Anche i più convinti sostenitori della necessità di reprimere non possono ignorare che certi comportamenti criminali sono radicati in quartieri e contesti familiari caratterizzati da povertà materiale ed educativa. Perciò anche quelli del pugno di ferro sottolineano la necessità di politiche sociali che mentre una mano reprime permettono all’altra mano di prevenire. Lavoro, istruzione, sostegno alle famiglie, riassumendo con una formula sintetica.

Però poi apro i quotidiani e trovo alcune notizie che vanno proprio in un’altra direzione. I percettori del Reddito di Cittadinanza sono stati dipinti sin dall’inizio come nullafacenti impegnati a trascorrere la giornata sul divano. Non vogliono lavorare, vogliono campare a scrocco sulle spalle di chi lavora, queste sono le frasi che abbiamo sentito di più in questi anni ed è questo clima che ha determinato la cancellazione del Reddito da parte del governo Meloni.

Il Reddito non c’è più per 36.770 famiglie in Campania, in un solo giorno sono ben 4mila quelli che si iscrivono alla nuova piattaforma Siisl varata dal ministero del Lavoro, ma di lavoro ce n’è davvero poco, appena 343 offerte. Cosa faranno tutti gli altri? Abolire il Reddito di Cittadinanza senza offrire di fatto nessuna alternativa ci aiuterà a sconfiggere la povertà e la criminalità giovanile? Voi che ne pensate?

In questi giorni si torna a scuola, altro fondamentale strumento di lotta ai fenomeni di devianza perché l’ignoranza è terreno fertile per la violenza. E ancora una volta i giornali ci dicono che 11mila cattedre in Campania, di cui 8mila solo a Napoli, saranno coperte da supplenti. Finite le belle parole dei giorni scorsi ci scontriamo di nuovo con la precarietà dei docenti e con l’assenza di ogni continuità didattica per gli studenti che di anno in anno si trovano privi di certezze a differenza dei professori con i quali siamo cresciuti noi e che spesso ricordiamo come figure fondamentali a decenni di distanza.

È questa la scuola alla quale assegniamo una parte importante nel contrasto alla criminalità giovanile? Oppure quelle periferie che dovevano essere riqualificate con i fondi del Pnrr, come a Scampia e a San Giovanni a Teduccio, e al momento non si sa che fine faranno quei progetti? L’unica certezza è che il ministro Fitto ha spostato quei finanziamenti altrove.

È di questo che dovremmo parlare a pochi giorni dall’omicidio di Giò Giò, invece di continuare a parlarci addosso con la retorica della repressione contrapposta alla retorica del sociale. Se non facciamo questo, saremo costretti a versare altre lacrime per chi muore innocente.

Sergio D'Angelo
Author: Sergio D'Angelo
Napoletano, tra i massimi esperti di politiche sociali, terzo settore e finanza etica in Italia. A lui si devono numerose battaglie per il lavoro, l’istruzione, le pari opportunità, la sanità, il welfare. Fondatore e presidente del gruppo di imprese sociali Gesco, è stato assessore comunale al welfare e commissario straordinario dell’ABC, azienda speciale per la gestione dell’acqua pubblica del Comune di Napoli. Nell’ottobre 2021 è stato eletto in consiglio comunale come capolista di Napoli Solidale. È giornalista pubblicista e opinionista del Corriere del Mezzogiorno.

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