Mercoledì, 24 Luglio 2024

Legambiente, le scuole cadono a pezzi (e chiudono per l’allerta meteo)

Sicurezza, sostenibilità degli edifici e qualità dei servizi delle nostre scuole restano un miraggio nel nostro Paese, che sconta ritardi e forti gap territoriali. Nel 2021 il 30,6% delle scuole italiane necessita ancora di interventi straordinari. Dato quest’ultimo che al Sud sale al 36,8% e nelle Isole al 53,8%. Negli ultimi 5 anni, le indagini diagnostiche dei solai risultano eseguite solo nel 30,4% degli edifici, dato che scende nelle Isole al 18,8. Interventi per la loro messa in sicurezza sono stati invece realizzati, a livello nazionale, appena sul 12% degli edifici.

Questi alcuni dei dati contenuti nel report che Legambiente dedica, come di consueto, al settore della scuola (Ecosistema Scuola, con riferimento all’anno 2021), indagando lo stato di salute di 5.616 edifici scolastici di 94 capoluoghi di provincia – tra scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado – frequentati da una popolazione di oltre un milione di studenti.

Dal rapporto emergono ritardi e forti criticità sul nostro patrimonio edilizio scolastico, a partire dal profondo divario territoriale Nord-Sud. Divario cui dovrebbero dare risposta i fondi del PNRR (Piano nazionale ripresa e resilienza), che al capitolo educazione e istruzione ha destinato risorse per circa 17 miliardi, soldi stanziati allo scopo di superare le disuguaglianze e restituire qualità al futuro delle giovani generazioni.

Il divario Nord/Sud, a partire dalla normativa antisismica

Se è vero che quasi il 60% degli edifici ha beneficiato di interventi di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni, dato in costante incremento rispetto al passato, è anche vero che le amministrazioni del Sud dichiarano che quasi il 37% delle scuole necessita di interventi urgenti, mentre quelle delle Isole hanno urgenza di intervenire su oltre la metà degli edifici e al Nord nel 23% dei casi.

Il fabbisogno di interventi, più in generale, è molto più consistente per le scuole dell’Italia meridionale, dove c’è molto da fare anche sull’adeguamento sismico.

Nonostante il 53,8% dei Comuni dichiara di aver realizzato interventi di adeguamento sismico negli ultimi 5 anni, tali lavori hanno interessato solo il 3,1% degli edifici. Nelle Isole le amministrazioni che sono intervenute sono appena il 27,3%, in particolare in Sicilia, dove sono presenti tutti i 389 edifici scolastici posti in zona sismica 1 e 2 delle Isole, negli ultimi 5 anni sono stati realizzati interventi di adeguamento sismico solo su 2 edifici, uno a Messina e uno a Catania.

La fragilità strutturale delle scuole della Campania

Analizzando l’indagine di Legambiente emerge con forza il dato di una estrema fragilità strutturale delle nostre scuole. In Campania, non a caso basta una allerta meteo “arancione” (diramata dalla Protezione civile) che prevede forti piogge e raffiche di vento per spingere i Comuni a chiudere le scuole, proprio come avvenuto a Napoli il 17 e 18 gennaio scorsi. Ricordiamo che questo tipo di provvedimento – entrato in vigore in tempi relativamente recenti in realtà – non è automatico in altre zone d’Italia, dove sono evidentemente meglio attrezzati al maltempo e le scuole sono in buono stato.

L’automatismo allerta meteo-chiusura delle scuole, in altre parole, basta di per sé ad essere una ulteriore prova, se ce ne fosse ancora bisogno, dello stato estremamente critico in cui versa il patrimonio scolastico campano.

Come a dire che si sa che le nostre scuole cadono a pezzi ma non si fa nulla per ovviare al problema, se non chiuderle, in presenza di condizioni meteo avverse, per evitare di sfiorare tragedie che sarebbero “annunciate”.

Questo per restare allo “stretto necessario” da assicurare, vale a dire la stabilità degli edifici scolastici, senza entrare cioè nel merito della qualità dei servizi - palestre, aree verdi, trasporto scolastico – che pure dovrebbe essere condizione indispensabile per garantire il diritto all’istruzione e a una vita serena per i nostri figli.

Una svolta potrebbe essere rappresentata dagli ingenti investimenti previsti dal PNRR.

“Eppure all’interno delle stesse modalità di erogazione dei fondi PNRR – si sottolinea nella XXII edizione di Ecosistema Scuola di Legambiente - non è adeguata a rispondere ai bisogni di quelle amministrazioni che necessitano di importanti interventi strutturali e sono più carenti da un punto di vista di programmazione e progettazione. Soprattutto, in considerazione degli obiettivi perequativi che si pone il PNRR, è molto importante cambiare modalità e pensare alla riqualificazione delle nostre scuole come a un cantiere di rigenerazione urbana, sociale ed educativa”.

Scarica il rapporto di Legambiente: XXII edizione di Ecosistema Scuola 

Maria Nocerino
Author: Maria Nocerino
Sociologa e giornalista professionista, è specializzata nel giornalismo sociale. Ha collaborato con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca. Collabora con la rivista Comunicare Il Sociale.

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