Venerdì, 23 Febbraio 2024

La madre surrogata dei miei figli? È arrabbiata con lo Stato Italiano

Se si hanno due bambini le domande sono doppie. Ed è così che quando ad appena tre anni di età Maria e Stefano (nomi d'invenzione) hanno chiesto al papà se la loro mamma fosse morta, lui ha detto semplicemente la verità: la loro mamma non era morta, esistono famiglie che hanno una mamma e un papà, due papà, due mamme o semplicemente un solo genitore. Loro avevano avuto due papà, uno era rimasto con loro, l'altro era invece volato in cielo ma gli era sempre vicino. 

Davanti alla fotografia del matrimonio dei genitori i piccoli hanno guardato per un po' quel papà volato in cielo, hanno fatto una carezza al suo viso sorridente e poi sono tornati ai giochi di bambini, allegri e vivaci come sempre. La storia di Vincenzo Romano è abbastanza nota. Lui e suo marito Aniello hanno sempre voluto avere figli. E così – come molte coppie omosessuali che vivono in Italia, dove ricorrere all'aiuto di una madre surrogata è vietato – hanno deciso di rivolgersi ad un Paese in cui realizzare quel grande desiderio è possibile. In California hanno conosciuto – attraverso un'agenzia specializzata – la donna che avrebbe portato avanti la gravidanza per loro e che ha poi messo al mondo i gemelli, uno avuto con l'embrione fecondato da Vincenzo, l'altro con l'embrione fecondato da Aniello.

La nascita di Maria e Stefano è una gioia immensa seguita, dopo appena 25 giorni, da un indicibile dolore. Quando sono ancora negli States Aniello muore all'improvviso, stroncato da un infarto. Vincenzo si ritrova tutto solo con quei due sogni realizzati.

Al dolore per la perdita della persona amata si sarebbe aggiunta in seguito tutta l'ansia, la preoccupazione e la fatica di affrontare la battaglia con la legislazione italiana che lo vedeva, nel caso di uno dei due gemelli, un totale estraneo, battaglia che avrebbe vinto solo un anno e mezzo dopo, alla conclusione della lunga e tortuosa trafila necessaria per l'adozione in casi speciali.

A pochi giorni dalla discussa decisione del Ministero degli Interni di ribadire lo stop alla registrazione automatica dei figli delle coppie omogenitoriali e all'alba della proposta di governo, sostenuta da Lega e FdI, di rendere il ricorso alla maternità surrogata un “reato universale” (quindi punibile penalmente anche se vi si ricorre in un Paese estero in cui è legale) Vincenzo Romano torna a parlare del proprio caso, entrando nel merito di una questione che ha vissuto sulla propria pelle.

Con il senno di poi, sente di aver scampato il pericolo per un pelo?

In realtà quanto sta accadendo mi ha riportato con la mente ad un periodo terribile della mia vita. Mentre stavo ancora vivendo il trauma per la perdita di mio marito e con due neonati a cui badare, al mio rientro in Italia mi sono trovato  ad essere un “padre abusivo” per uno dei mei figli, per giunta in pieno lockdown. Su carta, per mia figlia Maria io ero un perfetto estraneo. Solo chi ha figli sa quante volte un neogenitore si trova ad aver a che fare con la burocrazia: dal codice fiscale all'assegnazione di un pediatra di base, e poi ci sono le vaccinazioni e tutti gli esami di routine dei primi mesi di vita. Per lo Stato Italiano io ospitavo in casa un'orfana e non avevo nessun potere decisionale su di lei. Su carta, ogni qual volta mi fossi trovato a prendere una decisione avrei dovuto avere un'autorizzazione dei parenti del mio defunto marito vidimata dal tribunale. Per fortuna, oltre all'universo buorocratico supportato da una legislazione fumosa e in gran parte inesistente a riguardo, c'è la società reale. Quella delle persone che si rendono conto che tu sei solo un padre in difficoltà e che ci sono dei bambini che devono godere dei propri diritti. Supportato dal mio legale e grazie alla collaborazione di funzionari dell'amministrazione locale e di medici volenterosi sono riuscito a percorrere tutte le tappe che qualsiasi genitore compie nei primi tempi.

I suoi figli sono quindi in questo momento in tutto e per tutto tutelati?

Diciamo di sì. Tuttavia legalmente uno ha avuto due genitori, uno vivente e uno scomparso, l'altro ha sempre avuto un solo genitore. Sui documenti di Stefano Aniello non è mai esisitito. La loro nascita è stato un sogno condiviso, non potranno mai godere della presenza dell'uomo straordinario che era mio marito. Vorrei che, almeno che su carta, esistessimo entrambi sia per l'una che per l'altro.

L'irrigidimento della posizione del Governo è legata al fatto che le leggi che negano la maternità surrogata in Italia sono da molti aggirate rivolgendosi a Paesi in cui è consentita. Cosa dici a chi considera te e tuo marito degli “imbroglioni”?

Viviamo un momento sociale e politico complicato, in cui chi ci governa dimostra uno scollamento dalla realtà. Il mondo si muove in una direzione, L'Italia in un'altra. Forte anche di una grandissima disinformazione in materia. Non mi sento un imbroglione e sicuramente non siamo stati degli “sfruttatori di donne in difficoltà”, come spesso si sente dire. La verità è ben altra.

E qual è la verità?

Sembra che chi ricorre alla maternità surrogata scelga una donna su un catalogo come si farebbe per un paio di scarpe. Niente di più sbagliato. Iniziamo dal fatto che è la donna a scegliere la coppia. Si fanno una serie di colloqui in cui i genitori intenzionali si presentano fornendo dettagli circa la propria vita privata. Successivamente si scrive una lettera che spiega perchè si desidera un figlio e come si intende crescerlo. Nel nostro caso la madre surrogata di Maria e Stefano ci ha scelti fra quattro coppie richiedenti.

E per quanto riguarda i “contratti”? È diffusa l'opinione secondo la quale siano pericolosi in quanto non tutelino la salute della donna...

Anche in questo caso nulla di più sbagliato. I contratti servono soprattutto per tutelare la donna. La madre surrogata può decidere di interrompere la gravidanza in ogni momento. Ad esempio, in California – diversamente che in Italia – l'IVG è consentita anche oltre i tre mesi. E non esiste un cotratto standard: di comune accordo si può decidere che la madre surrogata resti nella vita dei bambini, se vuole. Come nel nostro caso. E oltre a tutto ciò vi è un accurato supporto psicologico.

La madre surrogata di Maria e Stefano quindi conosce i bambini?

Non solo li conosce, partecipiamo gli uni alla vita dell'altra. Basti pensare che quando è successa la tragedia di mio marito e io ero ancora sotto shock e impegnato in mille questioni burocratiche, è stata lei a prendersene cura. Ci sentiamo e ci vediamo online settimanalmente. Giusto qualche giorno fa ho assistito in streaming alla cerimonia di diploma della sua figlia più grande.

La considerate quindi parte della famiglia?

È questo il punto. Secondo me oggi esistono forme diverse di famiglia, diverse rispetto all'accezione comune. Forme che non hanno ancora un nome e che non hanno quindi nemmeno tutele legali. Ma esistono e chi ci governa, così come chi legifera, non può più girarsi dall'altra parte.

Cosa pensa la madre surrogata dei tuoi figli di ciò che sta accadendo in Italia? Ne avete parlato?

Quando le ho detto che in Italia si pensa che le madri surrogate siano sfruttate si è arrabbiata moltissimo. Secondo lei – ed è ciò che ha detto fin dal nostro primo incontro – non c'è forma di libertà più grande per una donna di decidere di mettere al mondo un figlio senza esserne necessariamente la madre. É la forma più alta di “scelta”. Ne abbiamo parlato tanto durante i nove mesi di gravidanza e lei ha sempre detto questa cosa: che lei non si sentiva la madre di Maria e Stefano. Portando in grembo e facendo crescere quei due piccoli embrioni lei stava aiutando un'altra famiglia a godere della gioia di essere genitori. Con loro si sarebbe poi istaurato un nuovo bellissimo rapporto, che non aveva bisogno di definizioni precostituite. E così è stato.

Cosa si augura che succeda in Italia nei prossimi anni?

Da genitore il mio pensiero va soprattutto ai miei figli. In questo spero ciò che dovrebbe sperare ogni genitore, sia questo omosessuale o etoressuale. Mi auguro che i miei figli diventino adulti in un mondo in cui possano amare chi vogliono, un mondo che dia loro la possibilità di essere famiglia oltre l'orientamento sessuale. Cosa si può desiderare di più semplice e “banale” per i propri figli della libertà di essere ciò che sono?

Le misure adottate dall'amministrazione locale

Il presidente delle Pari Opportunità Gennaro Esposito ha presentato venerdì 24 marzo in commissione un ordine del giorno “Sulla tutela dei bambini ed il loro diritto ad avere una famiglia nel rispetto della dignità della persona e del principio di uguaglianza”. Secondo l'odg, approvato dalla commissione, la necessità di riconoscere i figli delle coppie omogenitoriali “Ha l'obiettivo di tutelare l'interesse primario di ogni nato” come specificato anche dalla Corte Costituzionale. Nel perseguire tale diritto il certificato di filiazione europeo si pone come criterio di eguaglianza e di non discriminazione, tutelando i diritti fondamentali dell'uomo ed in particolare quelli “dei minori e delle famiglie nella loro complessità e diversità”. L'ordine del giorno sollecita il sindaco Manfredi a continuare a “trascrivere all'anagrafe gli atti di nascita dei figli di coppie omogenitoriali, indicando i nomi di entrambi i genitori, in modo tale da garantire ad ogni bambino e bambina i diritti inalienabili”.

Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura. Cura mostre di arte contemporanea ed eventi culturali.

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