Giovedì, 20 Giugno 2024

Abdallah: dalla Palestina a Napoli, andata e ritorno

Sguardo vivace sotto una montagna di riccioli neri, Abdallah Motan è un giovane fotografo e filmmaker. Gira il mondo seguendo i suoi progetti, dall’Europa al Sud America per poi approdare in Africa, in Tanzania e anche in Italia, prima della pandemia, per uno stage a Napoli.

Oggi un po’ di italiano, anzi di napoletano, Abdallah lo mastica pure, insieme all’inglese e alla sua lingua madre. Ed è vorace di esperienze: ogni incontro, ogni panorama, ogni strada trafficata di un centro città è elaborato per diventare altro, cambiare forma e diventare arte, la sua arte.

È un caso che quando tutto è incominciato si trovasse a casa, a Ramallah. Un caso fortunato o sfortunato, ma un caso che lo ha portato a vivere sulla propria pelle l’esperienza della guerra. Abdallah è palestinese: niente Corano recitato a memoria, nessuna mitragliatrice in spalla, solo voglia di vivere e  realizzare i propri sogni, come qualsiasi ragazzo ad ogni latitudine.

Come è cambiata la sua vita dopo l’attacco  di Hamas ad Israele il 7 ottobre 2023?

È cambiata la mia visione della realtà: ho sentito cosa vuol dire essere parte della Storia. Il concetto di Nakba – ovvero la “catastrofe”, la giornata da noi celebrata il 15 maggio e attraverso cui il popolo palestinese mantiene vivo il ricordo dell’allontanamento dalle proprie abitazioni di centinaia di migliaia di persone e la mancata fondazione di uno Stato autonomo nel 1948 – mi è diventato improvvisamente chiaro, ha acquistato consistenza. Ha acquistato consistenza fin dalle piccole cose: nella mia terra, ad esempio, i coloni israeliani ci impediscono di raccogliere le olive in questa stagione. Per noi la raccolta delle olive in autunno è una questione di identità, è una grande festa che coinvolge tutti, vecchi e bambini, interi villaggi e grandi città. Sembra una piccola cosa, invece ha un grandissimo significato.

Lei ha viaggiato tanto. Come crede venga visto in questo momento il conflitto arabo-israeliano da fuori?

Credo che le fonti di informazione siano squilibrate e che ci sia un doppio standard attraverso cui i dati vengono filtrati. Ci sono persone che vivono con noi sullo stesso pianeta che chiamano l’annientamento di intere famiglie “purificazione”. È una questione di definizioni: le definizioni sono utilizzate da chi ha i mezzi per veicolare le proprie prospettive. In questo momento, forse, sembra che il mondo sia diviso in persone che uccidono in nome della libertà e persone che cercano la libertà difendendo la propria terra.

Non vuole certo dire che le azioni di Hamas siano la strada giusta per difendere quella libertà?

No. Credo che la decisione di Hamas di trucidare dei ragazzi che stavano semplicemente partecipando ad una manifestazione musicale sia legittima quanto quella dell’IDF (Israelian Defence Force) di sganciare bombe su ospedali e mercati. Nella costituzione di Hamas, Israele ha una forte responsabilità: Hamas è la rappresentazione della rabbia di una popolazione racchiusa in una striscia di terra sempre più piccola mentre tutti gli accordi politici e le trattative  andavano in fumo, nel corso degli anni.

Tutto ciò accade nella striscia di Gaza. Cosa succede intanto a Ramallah?

Dopo il 7 ottobre, nei giorni immediatamente successivi, la città è stata rifugio per numerosi profughi provenienti da Gaza. Oggi non è così: da Gaza non arriva più nessuno semplicemente perché a nessuno è consentito di fuggire. Intanto guardiamo i numeri salire, numeri che hanno un nome e un cognome, semplicemente persone come lei e come me che non esistono più. Il ministero della Salute dello Stato di Palestina diffonde periodicamente un report con i nomi e cognomi dei morti palestinesi. Al 26 ottobre i morti per gli attacchi dell’IDF sono di 7.028 persone, di cui 2.913 bambini e 3.129 donne. Non sono inclusi in queste liste i non identificati e i bambini che non si ha avuto il tempo di registrare.

Lei è un giovane uomo, un viaggiatore, un fotografo e un artista. Dopo tutto questo, crede che ci sia ancora posto per la bellezza nel suo cuore?

Prima che tutto ciò accadesse, stavo progettando di tornare a Napoli per completare il mio stage. C’è qualcosa di vero e importante che ho imparato su me stesso: io sono come uno degli ulivi di questa terra. Le mie radici sono ben piantate in terra palestinese ma fra i miei rami i sogni volano e cinguettano come uccelli. Tutto dipende da altro da me. Dal tempo e dagli eventi.

Author: nuovoeditore

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