Martedì, 23 Luglio 2024

A Capodimonte apre la Stufa dei Fiori, la tisaneria-bistrot nell'antica serra

Apre al pubblico la Stufa dei Fiori, l’antica serra ottocentesca del Real Bosco di Capodimonte, restaurata e riqualificata come Tisaneria-Bistrot. È una iniziativa che si inserisce nel più ampio Masterplan del Museo e Real Bosco di Capodimonte, ambizioso progetto del Direttore Sylvain Bellenger per trovare una specifica destinazione culturale sostenibile per ognuno dei 17 edifici borbonici presenti nel Real Bosco di Capodimonte.

L’apertura della Stufa dei Fiori segna la prima importante tappa del progetto Delizie Reali che ha come obiettivo la valorizzazione, finalizzata al recupero e alla gestione, degli immobili e delle pertinenze della “Real Fruttiera” del Bosco di Capodimonte denominata “Giardino Torre”, in corso di restauro e di prossima apertura, e della cosiddetta “Serra”, che si inaugura e si restituisce al pubblico.

La Stufa dei Fiori, è un piccolo corpo di fabbrica addossato alla Palazzina dei Principi, riadattata verso il 1843 all’uso di una serra. Era addetta alla riproduzione o al ricovero di specie, soprattutto da fiore, che necessitavano di un clima più temperato nella stagione invernale. Nel tardo Ottocento, la Stufa dei fiori fu sopraelevata di circa un metro per ospitare specie esotiche di maggiore altezza ed ottenere maggiore luce e calore indispensabili per la crescita delle piante, a tale scopo venne anche dotata di un tetto ad una falda in ferro e vetro.

Nel corso dell’Ottocento a Napoli, avvennero profonde trasformazioni in funzione dell’imperante gusto all’inglese e della fascinazione per l’esotico anche nell’arte dei giardini. A Capodimonte l’artefice di questa grande trasformazione fu Friederich Dehnhardt (Bühle, 22 settembre 1787 – Napoli, 1 maggio 1870), botanico giardiniere che dal 1840 divenne direttore del parco.

Questo gusto per l’esotismo si inquadra nei rapporti geopolitici del Regno visibili sia nelle collezioni artistiche che in quelle botaniche ed è presente nei più importanti siti borbonici, luoghi di delizia e cacce reali.  Infatti, grazie alle relazioni diplomatiche e agli scambi nella comunità scientifica, il botanico inglese Alan Cunningham invia a Dehnhardt alcuni semi di varietà botaniche provenienti dal continente oceanico sperimentando per la prima volta a Napoli diverse specie di piante australiane.

L’antica Serra era molto cara alla Duchessa Elena D’Aosta e, probabilmente, quando la nobildonna di casa Savoia abitava a Capodimonte negli anni ’30 del XIX secolo furono aggiunti altri due accessi e finestrini sul fronte a sud, e aperto un varco verso il piccolo vivaio. Dalla Stufa si accede infatti, ad una piccola area a verde recintata, di circa 500 mq. Questo piccolo vivaio, probabilmente, occupava una porzione ridotta di quell’ampia zona un tempo denominata “Pipiniera” in cui si coltivavano, in piena terra o in vaso, le piante più pregiate del Giardino dei Principi e la cui esistenza risulta ancora oggi leggibile sulla Pianta Schiavoni risalente al 1875. 

Il concept dell’iniziativa consiste nel creare il primo agroecosistema urbano didattico, produttivo e ricreativo di Napoli ad elevata sostenibilità, in un sito storico museale di altissimo pregio.

In virtù della nuova destinazione d’uso della Serra, aperta al pubblico con attività di degustazioni ma anche di incontri letterari, artistici e sociali, il giardino esprime la vocazione didattica e civica dell’intero luogo attraverso una meticolosa cartellinatura delle varietà botaniche presenti, affinché la Stufa dei Fiori e il suo giardino possano essere anche un luogo, aperto a tutti, per la comprensione della straordinaria complessità e biodiversità del mondo vegetale.

Author: Redazione

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